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Osvaldo Borsani: dall’apertura di Villa Borsani alla mostra in Triennale

E’ stato uno degli antesignani del rapporto tra industria e progetto: Osvaldo Borsani viene celebrato alla Triennale di Milano dal 16 maggio fino al 16 settembre prossimo.

La mostra è la prima retrospettiva completa sul suo lavoro. Architetto, artista, designer e imprenditore, Osvaldo Borsani è stato uno dei pionieri dell’unione di artigianato e industria, estetica e ingegneria. Attraverso oltre 300 opere, da pezzi unici a prodotti industriali, documenti di archivio, arredi e schizzi originali sono raccontati cinquant’anni emblematici della sua attività, dalla modernizzazione del mobile in stile nell’Atelier di Varedo alla creazione di Tecno, azienda fondata da Osvaldo e Fulgenzio Borsani all’insegna della “téchne”, la scienza del sapere fare.

L’attività di Osvaldo Borsani si inserisce in un momento decisivo nella storia del design italiano: la congiunzione di boom economico, progresso tecnologico e fiorente sviluppo delle arti. Il tema delle collaborazioni è stato cruciale e ricorrente nella vita di Borsani; a partire dagli esordi da studente al Politecnico di Milano fino all’esperienza di Tecno.
 

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©Living

«Era una cosa che volevamo fare da tanto tempo, abbiamo fatto fatica a scegliere cosa esporre», dice il nipote Tommaso Fantoni che con l’archistar Norman Foster – con cui ha collaborato per dieci anni – ha curato l’esposizione e rispolverato il tesoro creativo del nonno: «Proprio il tavolo Nomos, Compasso d’oro ADI nel 1987, disegnato da Norman Foster, fu l’ultimo prodotto che il nonno mise in produzione con Tecno, l’azienda fondata nel 1953 insieme al gemello Fulgenzio».
Alla Triennale sono esposti circa trecento arredi e oltre quattrocento immagini che raccontano la carriera del maestro, architetto, artista, designer e imprenditore. Ci sarà anche Graphis, il sistema componibile che presentò nel ’68 e cambiò il modo di concepire l’ufficio. Era il momento dell’utopia rivoluzionaria che a Parigi e in gran parte dell’Europa rappresentò una vera e propria esplosione sociale, politica e filosofica. Una protesta che arrivò fino a Milano e coinvolse proprio la Triennale stessa, occupata nel giorno dell’inaugurazione della sua quattordicesima esposizione: «La leggenda vuole che studenti e artisti durante la contestazione saltarono sui banchi e imbrattarono le scrivanie di nonno Osvaldo. In seguito furono sistemate e lavate, tornarono come nuove: fu un test molto provante». Un battesimo decisamente turbolento, anche per un architetto rivoluzionario come lui.

Inoltre, durante tutta la durata della mostra, sarà aperta al pubblico (solo su appuntamento, scrivendo a rsvp@osvaldoborsani.com) Villa Borsani a Varedo. Ultimata nel 1945 e da sempre abitata esclusivamente dai membri della famiglia, la villa è un raro esempio perfettamente conservato del modernismo di Borsani. L’ampio archivio, collocato all’interno della Villa, custodisce documenti, schizzi, cianografie e carteggi.

La villa era stata già aperta al pubblico nei giorni del Fuorisalone con la mostra "Villa Borsani: Casa Libera!" curata da Ambra Medda, che ripercorre il suo percorso di avvicinamento alla brillante figura dell’architetto, designer e imprenditore e, in particolare, all’esperienza di attraversamento degli spazi della sua celeberrima villa. “Durante la mia prima visita a Villa Borsani ricordo di essere rimasta colpita da come si sentiva ancora la casa, come se fosse sospesa nel tempo. Camminando tra le sue stanze, si coglie davvero che ogni dettaglio è stato considerato, in particolare in termini di materiali. Questa attenzione viene applicata a tutta la residenza, incluso il giardino. È chiaramente la casa di un architetto: pratica ed equilibrata, eppure sublime. Si ha davvero il senso di come, nel suo lavoro, Borsani non sia mai sceso a compromessi sulla qualità o sulla funzione.”
 

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