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#FuorisalonealMuseo - Le gallerie private

17 gennaio 2020

Il secondo appuntamento di #FuorisalonealMuseo ci porta a scoprire quattro gallerie private: Fondazione Marconi, Giò Marconi Gallery, Galleria Bianconi e Ordet.

Fondazione Marconi - Via Alessandro Tadino, 15
Giuseppe Uncini. La conquista dell'ombra - visitabile fino all'8 febbraio 2020
Questo progetto espositivo in collaborazione con l’Archivio Uncini, a distanza di quattro anni dalla mostra del 2015 incentrata sul disegno, mira oggi a documentare l’evoluzione della lunga e approfondita indagine dell’artista sul tema delle ombre. Punto di partenza è la mostra, intitolata appunto “Ombre”, che ha luogo nel 1976 allo Studio Marconi e per la quale l’artista realizza Grande parete Studio Marconi MT 6, espressamente progettata per la galleria milanese.

“Fino ad allora avevo pensato di essere e di voler fare il pittore. Poi questa convinzione a poco a poco mi cadde sotto le mani. In seguito sono diventato, mi dicono, scultore. Io ancora non ci credo e mi sento tra la scultura e la pittura e mi va benissimo, non c’è problema in questo.” (G. Uncini, 1998)

Orari
Dal martedì al sabato dalle 11 alle 19.
Ingresso gratuito

marconi

Giò Marconi Gallery - Via Alessandro Tadino, 20
New Neighbours - conclusasi l'11 gennaio 2020
Una nuova mostra dell'artista tedesco Franz Ackermann.

Franz Ackermann è una figura spicco tra i pittori tedeschi della sua generazione. Sin dagli esordi, i suoi lavori hanno posto l'accento sui cambiamenti socio-culturali in un'epoca di crescente informatizzazione tecnologica, globalizzazione e omologazione culturale.

Per la mostra in galleria, Ackermann ha tratto ispirazione dalle mappe di Alighiero Boetti: arazzi in cui le diverse nazioni sono rappresentate dai colori delle rispettive bandiere, formando così delle raffigurazioni ideologiche del passare del tempo e dei cambiamenti geopolitici, e affermando al tempo stesso l'idea di un mondo unito.

Ackermann affronta il tema dell'affiliazione territoriale e l'idea di un mondo unito da una prospettiva leggermente diversa. Utilizzando le 194 bandiere di tutti i paesi del mondo, l'artista ha creato un tappeto bandiera gigante o, come a lui piace chiamarla, la bandiera del mondo. Ciascuna di queste bandiere è stata posizionata in maniera casuale, il significato politico sottointeso è che ogni stato conserva la propria identità nazionale, ma all'interno di una nuova configurazione geografica: l'Italia rimane l'Italia con tutto ciò che rappresenta, ma ora potrebbe essere il vicino del Sudafrica e del Brasile. Nell'era digitale, la possibilità di un mondo di nuova configurazione diventa una preoccupazione legittima, nel momento in cui il web rende insano il concetto di confine: il fatto che qualcuno dall'altra parte del mondo possa guardare la mostra New Neighbours on line un giorno dopo l'inaugurazione fa si che il concetto di mostra all'interno di uno spazio fisicamente definito diventi irrilevante. Questo fa si che anche l'idea di originalità perda di significato in quanto l'originale - il suo vero colore, la sua vera forma e l'aura - sono sempre più rimpiazzati da milioni di riproduzioni nel mondo digitale.

Maggiori informazioni

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Galleria Bianconi - Via Lecco, 20
La città domestica - conclusasi il 20 dicembre 2019
Un excursus di opere che l’artista, architetto e designer ha realizzato intorno alla fine degli anni Settanta, che pone l’accento su alcuni particolari aspetti della ricerca di La Pietra, ovvero il concetto dell’“abitare”, il rapporto (e i limiti) tra la dimensione personale e quella urbana e la dimensione politica dello spazio urbano.


Maggior informazioni

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Ordet - Via Adige, 17
Lavender Town Syndrome - visitabile fino al 1 febbraio 2020
Ordet presenta Lavender Town Syndrome, una mostra personale di Andrew Norman Wilson. Il progetto espositivo è incentrato su un nuovo video multicanale commissionato da Ordet.
In Z = |Z/Z•Z-1 mod 2|-1, Wilson utilizza tre diverse tecnologie di imaging: un obiettivo fotografico, animazioni fotorealistiche di ray tracing e animazioni frattali, per zoomare dentro e fuori tre ambienti artificiali.

Col titolo della mostra Wilson fa riferimento a una leggenda metropolitana secondo cui più di 200 bambini giapponesi sono stati indotti al suicidio da Lavandonia, un particolare livello del videogioco per Game Boy Pokémon Rosso e Verde. Molti altri si dice abbiano sofferto di emicranie o sangue dal naso o siano diventati violenti quando i genitori hanno cercato di togliere loro il gioco. Alcuni piansero finchè non iniziarono a vomitare. In seguito, si determinò che questi incidenti furono causati dall'inquietante musica di sottofondo di lavandonia, che oltre a contenere un tono acuto non rilevabile per le orecchie degli adulti, è stato anche un primo epserimento di batti binaurali, che si dice influenzino il comportamento umano sincronizzandosi con le onde cerebrali degli ascoltatori.

Orari
Dal mercoledì al sabato dalle 12 alle 19 e su appuntamento.

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