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Il Made in Italy è modello materiale, nessuno lo può replicare

Progettare è un attività che nasce in un contesto storico produttivo, senza il quale l’idea non è altro che un esercizio retorico

20 marzo 2020

Progettare è un attività che nasce in un contesto storico produttivo, senza il quale l’idea non è altro che un esercizio retorico. Le nuove tecnologie sono fondamentali, a condizione che abbiamo le gambe per terra, e nel nostro caso significa lavorare con le mani e il pensiero.
Come ha scritto Mario Perniola, a proposito della comunicazione, "la comunicazione è l’opposto della conoscenza, perché le è essenziale dissolvere tutti i contenuti". Certamente la comunicazione è necessaria e produce conoscenza quando non perde di vista le radici materiali dei mestieri della creatività.

Mi ricordo i primi anni di 100% Design di Londra; grande dispendio di mezzi, una sorta di presunzione "britannica": intorno il vuoto, quando chiedevo dove sono la fabbriche, gli artigiani, il tessuto della nostra Brianza. Risposte, allora come ora, da impero decaduto, in una sorta di autosufficienza da “virus”.

Oggi non bisogna scherzare, e chi sta cercando di approfittare, raccoglierà, allora come ora, solo presunzioni teoriche, perché intorno non hanno la materialità delle cose, dei progetti, delle persone: la nostra lingua non è solo un sistema di relazioni di simboli. La nostra lingua appartiene alla nostra storia; certamente si può tradurre, può anche diventare un modello di riferimento, come è avvenuto nell’ambito del design, della moda e del cibo, ma se tradisci la sua genesi storica ed epistemologica, in mano non ti resterà altro che polvere con la quale non si costruisce nulla.

Claude Hegège, direttore alla Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, uno dei più importanti studiosi dei linguaggi al mondo, a proposito della relazione tra  la lingue e il mondo reale, scrive che "se per gli uomini l’universo possiede un’esistenza, è nella misura in cui le loro lingue attribuiscono dei nomi a ciò che i loro sensi e le loro macchine possono percepire. Importa poco alle cose avere o no nome. Ma importa molto darlo alla specie che vive in mezzo ad esse".

Ecco, chiunque può parlare a casa propria di design, di Salone del Mobile, di Made in Italy, di Fuorisalone, senza però dimenticare che i nomi sono utili solo quando fanno riferimento a "ciò che i loro sensi e le loro macchine possono percepire".

Riportiamo ogni progetto alle condizioni materiali dalle quali ogni idea si sviluppa: solo così possiamo parlare al mondo, essere riconosciuti, mantenendo ciascuno la propria identità.
Il design è il linguaggio della differenza,oggi e domani: non ci sono scorciatoie né furbizie capaci di fare bene una cosa.
Pier Luigi Ghianda ce l’ha insegnato.

Aldo Colonetti

© Credits Photo: Giancarlo Prandelli



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