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Astrid Luglio: "La comunità non si costruisce tramite mezzi digitali"

30 marzo 2021

Astrid Luglio è un'interior designer di base a Milano, nel 2018 fonda il suo studio e inizia a collaborare con aziende, gallerie e privati.

È co-fondatrice del collettivo The Ladies' Room, progetto riflessione sul design contemporaneo realizzato in collaborazione con Ilaria Bianchi, Agustina Bottoni e Sara Ricciardi. Attraverso artefatti ed esperienze genera discussioni sul rinnovato bisogno di un coinvolgimento sensoriale.

In vista del Fuorisalone 2021 abbiamo intervistato Astrid Luglio per parlare dell'anno appena trascorso, di abitare contemporaneo e di contesto post-pandemia.

Il 2020 è stato l'anno della consapevolezza del digitale. Come stanno cambiando le esigenze dei committenti?

Il salto improvviso verso quella digitalizzazione tanto preannunciata quanto mai messa in pratica è stato una corsa all’adattamento in cui flessibilità e creatività nel riadattarsi sono stati fattori chiave sia per i privati che per istituzioni e aziende. Credo però che ora sia il momento di affinare e rimettere in gioco il cambiamento appena avvenuto per non confondere quello che stato un piano di emergenza, di fronte a quella che dovrà essere la quotidianità.

Nei committenti ho notato risposte differenti soprattutto nel cercare di ricreare quella voglia di “esperienza” che è stata di colpo spazzata via. C'è chi cerca erroneamente di trasporre le dinamiche pre-2020 nel digitale, chi ha capito invece che bisogna generarne di nuove, chi pone una particolare, se non eccessiva, attenzione sulla comunicazione dei progetti, più che sul progetto in sè. Il cambiamento insomma è in via di definizione, va maturato, masticato per far sì che i nuovi contenuti anche da remoto, siano sempre più ricchi di qualità.
 



"Credo che ci sarà molta voglia di rimescolare le carte anche nel mondo della progettazione"
 



In ambito architettonico e sociale il tema dell'abitare è da sempre al centro del dibattito. In un momento storico così particolare come quello che stiamo vivendo, ricco di cambiamenti che avvengono rapidamente, secondo te quali sono i più importanti a cui stiamo assistendo?

Nell'ultimo anno ho vissuto un drastico scontro con il microcosmo casalingo che ha dovuto assumere le sembianze del macrocosmo quotidiano nel quale far rientrare forzatamente tutte le nostre esigenze: lo studio, la palestra, il cinema, il pub, il ristorante, il salotto, la spa, il club.
Le nostre piccole unità abitative milanesi non erano pronte a questa sfida e per quanto si lavori per riadattarle, scendendo a compromessi e rimettendo a tratti in discussione il valore della città superstar che luccica, ma che è sempre più insostenibile dal punto di vista del rapporto costi/benefici, manca comunque una terza dimensione.

Quel “terzo luogo” che il sociologo Ray Oldenburg definiva necessario per costruire le basi di una società. Oltre la casa ed il lavoro, mancano i luoghi pubblici di aggregazione i ristoranti, i bar, le librerie, le aule dove l'imprevisto apriva nuovi orizzonti.

La cultura del caffè come laboratorio di progettazione, di scontro, di scambio culturale e politico sul quale costruire le basi della comunità. Il cosiddetto  “coffeehouse effect” sottolinea per esempio il recente trend secondo il quale saremo addirittura più produttivi in luoghi affollati come bar e caffetterie, il cui basso vociare ci porta ad un profondo stato di pace e concentrazione.
Siamo insomma più consapevoli che mai che la comunità non si costruisce tramite mezzi digitali che, nonostante i notevoli benefici dei quali dobbiamo saper trarre vantaggio, non hanno comunque la stessa carica energetica.

Dal punto di vista creativo che contesto credi offrirà il post-pandemia?

Quando un evento come questo ti fa crescere e cambiare credo sia naturale provare l'istinto di ricordarselo lasciando una traccia su sé stessi, nei luoghi in cui viviamo e negli oggetti che progettiamo. Tra epifanie estetiche, proiezioni futuristiche e stili di vita stravolti credo che ci sarà molta voglia di rimescolare le carte anche nel mondo della progettazione.

Noto per esempio nel nostro mondo una crescente voglia di confronto con forme semplici, bordi morbidi, riconducibile alla nuova corrente del Design Neotenico, quello che ci avvolge e coinvolge, che ci riconnette con il nostro lato più goffo e infantile, ma allo stesso tempo piacevole, stabile e sicuro che ci protegge e ci accompagna per mano in questo lungo cambiamento.
 



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