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Claudio Larcher, Design Area Leader di NABA: "Il design è un lavoro di relazioni, la scuola un luogo di relazioni"

"È stato un anno incredibilmente strano e difficile e, nonostante tutto, gli studenti hanno cercato di non perdere la loro “direzione”, di progettare e ragionare su diversi aspetti della nostra vita a prescindere dalla pandemia e del surrogato della docenza “online”."

16 aprile 2021

Se il confinamento ha da un lato generato criticità nel mondo della formazione, c’è chi ha scelto di cogliere le opportunità creative date dal contesto pandemico. NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, uno dei più importanti istituti italiani di formazione nell’ambito del design e dell’arte, ha realizzato un progetto espositivo che riflette sul tema del valore del design e della progettazione.

Promosso in occasione di Fuorisalone Digital, dal 12 al 18 aprile, design off-line. Progetti in un anno di pandemia ha visto il coinvolgimento degli studenti dell’Area Design, con uno speciale allestimento di Sovrappensiero Design Studio. Il progetto, in scena presso il nuovo spazio di Scalo Lambrate, è curato da Claudio Larcher, Design Area Leader di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.

In termini di formazione, che impatto ha avuto la didattica a distanza rispetto alle vostre modalità e al metodo di insegnamento? 

Forse siamo ancora troppo coinvolti per poter dare un giudizio definitivo ed esaustivo sulla formazione online nel campo del design. Un anno fa ci siamo adattati in modo veloce ed efficiente a portare online la formazione del design, oggi ci chiediamo cosa possiamo raccogliere di positivo da quella esperienza. Cosa ci ha insegnato questa pandemia? Questa occasione di riflessione ci può forse riportare alla domanda più importante che ci poniamo da molto tempo “come si può insegnare design?” Direi di lasciare ancora aperta la risposta.

NomeClaudio Larcher, Design Area Leader di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti

E dal punto di vista delle relazioni, invece, quali sono le conseguenze più evidenti?

Il design è un lavoro di relazioni, la scuola un luogo di relazioni. Se facciamo un semplice sillogismo il risultato non risulta certo positivo. In pieno lockdown scrivevamo un e-book coinvolgendo i docenti di NABA per dare un segnale positivo e di speranza e per mantenere la comunità degli studenti legata e coesa. Oggi piano piano e in modo timido abbiamo un campus che si sta animando, che rifiorisce lentamente con la primavera e che sembra dare un segnale di speranza di relazioni reali e concrete.

In che modo il mondo del design può contribuire a risolvere le criticità date dall’eccezionalità del momento storico che stiamo vivendo?

La frase che mi piace di più ripetere in questo momento storico è “la responsabilità della creatività è nelle nostre mani”. Possiamo dire che il designer, o meglio il progettista, deve essere protagonista assoluto in questa fase critica di ricostruzione, ha il dovere di ripensare tanti aspetti della nostra vita e ripensarle meglio. L’attenzione del design, a mio parere, si deve spostare di più verso la sfera del sociale e proporre soluzioni e sistemi per costruire il futuro. In questo gli studenti, come giovani progettisti, devono essere protagonisti e responsabili della progettazione, perché il futuro è cosa loro. 

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Veduta della mostra design off-line, progetti in un anno di pandemia. Foto di Stefania Zanetti


La mostra design off-line, progetti in un anno di pandemia, va in questa direzione, raccogliendo i progetti realizzati nell’arco dell’ultimo anno degli studenti. Come è nato il progetto?

È stato un anno incredibilmente strano e difficile e, nonostante tutto, gli studenti hanno cercato di non perdere la loro “direzione”, di progettare e ragionare su diversi aspetti della nostra vita a prescindere dalla pandemia e del surrogato della docenza “online”. La mostra tenta di raccontare proprio questo, la parte “off-line” del design e del progetto, prototipi reali, sperimentazioni concrete che gli studenti sono riusciti a portare a termine negli ultimi dodici mesi. 



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