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Roberto Sironi: "Essere designer significa avere interessi e competenze multidisciplinari"

Presentata Ruins: la collezione ad opera del designer e artista è concepita come una serie di rovine contemporanee, mix tra elementi classici e rudimenti industriali, e si è conclusa grazie al programma di residenza internazionale IN Residence Design, curato da Barbara Brondi e Marco Rainò.

23 giugno 2021

Carwan Gallery, in collaborazione con IN Residence e Fonderia Artistica Battaglia, ha presentato - nella sua sede di Atene - la collezione RUINS ad opera del designer e artista Roberto Sironi. Il progetto, che è nato nel 2017 (alcuni pezzi sono stati presentati già nel 2018 in 5VIE durante il Fuorisalone di quell'anno) ed è frutto di un lungo lavoro di ricerca, si arricchisce oggi di una serie di nuovi pezzi che sanciscono il completamento della collezione. 

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© Giorgos Sfakianakis

Ruins si compone di opere che danno nuovo significato a frammenti di epoca classica accostati ad elementi industriali moderni: porzioni di colonne classicheggianti, modanature e fregi sono accostati a travi e lamiere tipiche dell'era industriale. Rovine del contemporaneo, tradotte in una brillante immagine estetica resa attraverso l'uso e la consistenza del marmo artificiale (ottenuta grazie alla collaborazione con Simone Desirò di Marmi Artificiali di Rima) e del bronzo fuso a cera persa (per il quale Roberto ha lavorato per anni in sinergia con la Fonderia Artistica Battaglia). 

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© Giorgos Sfakianakis

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© Giorgos Sfakianakis

Roberto Sironi ha completato la collezione Ruins durante la residenza internazionale IN Residence Design a Torino, curata da Barbara Brondi e Marco Rainò, per il quale è stato selezionato insieme all’artista Marcin Rusak. L’esperienza in residenza è stata anche occasione per la realizzazione della pubblicazione monografica ”Roberto Sironi: Encoded Symbols” edita nel 2020 da NERO Editions. 

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© Giorgos Sfakianakis

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© Giorgos Sfakianakis

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Con l'occasione della mostra da Carwan Gallery, abbiamo fatto alcune domande a Roberto Sironi circa il suo approccio artistico e professionale. 

Quando hai scelto di progettare pezzi unici, da galleria, invece di concentrarti su prodotti industriali e sul rapporto con le tradizionali aziende del mobile?

Ho scelto fin da subito di assecondare l'idea di progetto che avevo in mente: sviluppare progetti con una forte componente di ricerca, realizzati attraverso processi di sperimentazione e manipolazione della materia. L'obiettivo è creare una narrazione utilizzando come medium quella che definisco materia informante.
Questo processo non esclude necessariamente le aziende, che credo in questo momento abbiano bisogno sempre più di contenuti.

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Ti senti più designer o artista, e quali e quanti sono oggi i punti di contatto tra questi due mondi?

Mi sento al 100% designer per il mio percorso di studi, per quello che è il mio approccio al progetto, per la mia visione del mondo. Per me essere designer significa avere interessi e competenze in diversi ambiti disciplinari: collaboro con il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano su progetti di ricerca scientifici, così come passo del tempo in Fonderia Artistica Battaglia per lavorare sulla scultura.

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Dove ti vedi tra cinque anni?

Sono più curioso di vedere come il mondo si sarà evoluto - o involuto - tra 5 anni, e di conseguenza come dovrò adattarmi ad esso.

Che consigli ti senti da dare a un tuo giovane studente rispetto al mondo del lavoro, quale percorso o approccio pensi sia meglio seguire?

Ai miei studenti del Politecnico suggerisco sempre di seguire innanzitutto le proprie inclinazioni. Penso che con una metodologia di progettazione solida e un forte approccio critico si possa lavorare in qualsiasi ambito, anche non necessariamente legato al design.

Come la nascita di tua figlia ha cambiato il tuo modo di vedere le cose e di progettare?

Nei progetti recenti, parlando esclusivamente in termini di forma, mi sembra di avere utilizzato un tratto più morbido, probabilmente dovuto al fatto che per mesi ho visto crescere la pancia della mia compagna, una costante forma di riferimento che inconsciamente ha influenzato il mio pensiero.

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“Forme dell'abitare” è il tema proposto da Fuorisalone per l'edizione 2021, come è cambiato il tuo rapporto con la casa e lo spazio di lavoro in questo ultimo anno e come pensi possa evolvere nel prossimo futuro?

Dopo aver lavorato per diversi anni in home office e dopo aver passato forzatamente del tempo all'interno delle mura domestiche causa pandemia, ho deciso di trasferire lo studio in una Villa di inizio ‘900 per poter lavorare con maggior libertà e in spazi più ampi. La casa quindi è tornata ad essere uno spazio di assoluta intimità, lo spazio leggero del quotidiano.



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