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La street culture secondo EricsOne

02 settembre 2021

EricsOne, classe 1983, è l’artista milanese che in occasione dell’edizione di settembre di Fuorisalone darà voce al brand di sneaker californiano Saucony, che quest’anno celebra il 30esimo anniversario dell'iconica SHADOW 6000. Per l’occasione, EricsOne ha realizzato un murale nel cuore del Brera Design District, per celebrare la ripartenza della città meneghina. Un’opera che incarna il potere dell'espressione. Saucony, che da sempre vuole comunicare creatività e unicità, ha scelto EricsOne per condividere questi valori. Lo abbiamo incontrato per saperne di più.

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Il murale realizzato da EricsOne per Saucony per Fuorisalone interpreta il concetto di "Living the future Metropolis"

Partiamo dall’inizio: come ti sei avvicinato al mondo dei graffiti?

Ero molto giovane, nel lontano 1997. Sono sempre stato appassionato di illustrazione, poi quando ho conosciuto l’universo del writing attraverso alcuni amici ho iniziato a fare i primi lavori, chiaramente illegali, per poi spostarmi su opere più legate all’illustrazione. Sono arrivati i primi inviti ai festival e ho iniziato a far conoscere il mio nome.

Hai collaborato con diversi brand internazionali, dallo sport allo streetwear passando per marchi istituzionali come Mediaset e Salone del Mobile. Quanto è importante per te per far comprendere la street culture al grande pubblico?

Da artista visivo credo sia molto importante far comprendere un nuovo tipo di linguaggio in grado di uscire dagli schemi delle ambientazioni pubblicitarie tradizionali. Grazie alle influenze della street art e della street culture, l’idea è di dare una sferzata di contemporaneità alla comunicazione. Noi writer arriviamo dalla strada e riusciamo a tradurla in arte visiva. Trovo molto interessante che oggi le grandi realtà decidano di avvicinarsi a questa realtà molto fresca.

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Al centro degli interventi di riqualificazione, si parla tanto di urbanismo tattico: quel processo di rinnovamento di piazze con l’uso del colore e della vernice. A Milano ci sono diversi esempi: Piazzale Loreto, Pizza Dergano, Porta Genova. Secondo te la street art è un mezzo potente di trasformazione?

Quando si parla di street culture, Milano è la casa dello stile. Negli ultimi anni il percepito dei graffiti e della street art in generale è cambiato in modo positivo. Mi vengono in mente per esempio Comix e Smemoranda, sulle cui pagine oggi troviamo opere di artisti urbani. Questo processo ha fatto sì che lentamente, prima nelle scuole e ora anche sui grandi muri del centro città, la street art entrasse nel mercato. Oltre ad avere un impatto esteticamente molto interessante, è in grado di aiutare i quartieri a uscire da una condizione di margine o di disagio. Il colore è in grado di trasformare radicalmente l’ambiente circostante, elevando la condizione dei quartieri. Anche laddove non ci sono possibilità economiche, sarebbe interessante realizzare delle collette per coinvolgere i ragazzi che utilizzano questo linguaggio per comunicare.

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In ambito pubblicitario, soprattutto a Milano, sempre più aziende scelgono di comunicare i loro messaggi attraverso murales e opere di streetart. Che ne pensi?

La grande apertura nei confronti di questo mondo è avvenuta nel 2007 dopo l’evento Street Art, Sweet Art al PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano. Oggi un’opera di dimensioni ridotte realizzata da Bansky viene battuta a 100mila euro: anche i brand hanno compreso l’opportunità e scelgono di affidarsi agli street artist per la loro comunicazione.

Ti andrebbe di raccontarmi come è nata la collaborazione con Saucony? Cosa presenterete in occasione del Fuorisalone?

Sono stato contattato da Saucony per realizzare un murales che celebrasse il 30esimo anniversario del modello di sneaker SHADOW 6000. Lavorare con un marchio che mira a ispirare la città in cui vivo non è stato solo uno sforzo creativo, ma anche qualcosa che sentivo vicino. Con questo progetto ho voluto portare energia e vibrazioni positive alla città, alla sua riapertura e ricordare alle persone di essere se stesse e uniche. Per farlo ho creato un murales di 80 metri quadrati con lo scopo di portare energia e positive vibes in una città che durante il Fuorisalone rinascerà. Dopo essermi documentato sulla palette cromatica del marchio, ho scelto di mixarla: il risultato è una grande opera a cielo aperto che tutti possono ammirare. Il protagonista è un b-boy alto 14 metri, che ha un paio di Saucony ai piedi, poggiato a un ghetto blaster, la radio utilizzata agli albori dell’hip-hop. L’obiettivo è quello di dare un twist, portando la street culture nell’immaginario di Saucony.  



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